Portare un progetto editoriale sullo smartphone non significa necessariamente riscriverlo da zero. Con RicetteUmbre abbiamo trasformato il sito ricetteumbre.com in un’applicazione iOS e Android, mantenendo il sito come sorgente dei contenuti e aggiungendo funzionalità che sul browser mobile non sarebbero altrettanto immediate.
L’app è sviluppata con React Native e utilizza una WebView per visualizzare il sito. Attorno a questa componente è stata costruita un’esperienza nativa: preferiti, lista della spesa, condivisione, cambio lingua, notifiche push e consultazione dei contenuti salvati anche quando manca la connessione.
In questo progetto l’intelligenza artificiale è stata usata come supporto operativo nella lettura del codice, nella ricostruzione delle funzionalità esistenti e nella produzione della documentazione tecnica. Non sostituisce le decisioni progettuali o i test sul dispositivo, ma riduce il tempo necessario per orientarsi in un’app già articolata e per renderla più facile da mantenere.
Perché una WebView
RicetteUmbre.com contiene già le ricette, le immagini, le categorie e le traduzioni. Duplicare questi dati in un backend dedicato per l’app avrebbe aumentato il lavoro editoriale e creato il rischio di avere informazioni non allineate tra sito e applicazione.
La WebView permette invece di conservare un’unica fonte dei contenuti. L’app carica il sito con un user agent mobile e aggiunge una barra nativa per le azioni principali. L’utente può navigare normalmente tra le ricette, tornare indietro con il pulsante dell’app o con il tasto fisico di Android, aggiornare la pagina con il gesto pull-to-refresh e condividere subito l’articolo aperto.
Questa scelta è particolarmente adatta a un progetto editoriale: gli aggiornamenti pubblicati sul sito diventano disponibili nell’app senza dover distribuire una nuova versione sugli store.
Le funzioni native che fanno la differenza
L’app non si limita a visualizzare una pagina web.
Alcune informazioni vengono gestite direttamente sul telefono per offrire un utilizzo più pratico durante la consultazione e, soprattutto, in cucina.
Preferiti disponibili anche offline
Ogni ricetta può essere salvata tramite l’icona a forma di cuore. Titolo e indirizzo vengono registrati localmente con AsyncStorage e rimangono disponibili nel menu dell’app. Se la connessione non è disponibile, l’utente può comunque riaprire l’elenco dei preferiti già salvati.


Lista della spesa generata dagli ingredienti
Quando viene salvata una ricetta, l’app può aggiungerne gli ingredienti alla lista della spesa. La lettura avviene dai dati strutturati `Recipe` presenti nella pagina: è un buon esempio di come informazioni pensate per il web possano diventare una funzione utile in un’app mobile.
La lista resta memorizzata sul dispositivo. Gli ingredienti possono essere spuntati, eliminati singolarmente oppure raggruppati per ricetta e categoria. Il contatore nel carrello mostra a colpo d’occhio quanti elementi restano da acquistare.


Italiano, inglese e notifiche mirate
RicetteUmbre è disponibile in italiano e inglese. La lingua selezionata è memorizzata localmente e determina sia la versione del sito visualizzata sia il topic Firebase a cui il dispositivo viene iscritto.
Questo consente di inviare una notifica per un nuovo contenuto italiano soltanto agli utenti interessati alla versione italiana, e lo stesso per i contenuti in inglese. Sia su Android che iOS l’app gestisce anche il canale di notifica nativo e mostra il messaggio ricevuto direttamente all’utente.
Dove entra in gioco l’AI
L’AI è stata impiegata come assistente nello sviluppo, con un obiettivo molto concreto: accelerare le attività ripetitive e migliorare la comprensione del progetto, lasciando allo sviluppatore il controllo sulle decisioni e sulla validazione finale.
Nel caso di RicetteUmbre, il supporto AI è stato utile per:
- 1. analizzare rapidamente la struttura del repository e distinguere il prototipo iniziale dal progetto React Native attualmente utilizzato;
- 2. leggere il componente principale e ricavare un inventario affidabile delle funzionalità realmente presenti;
- 3. individuare le integrazioni principali — WebView, memoria locale, Firebase, Matomo e informazioni di dispositivo — da descrivere nella documentazione;
- 4. produrre e organizzare un README completo, utile a chi dovrà riprendere il progetto in futuro;
- 5. trasformare dettagli tecnici in una descrizione chiara per chi segue il progetto senza lavorare ogni giorno sul codice.
Il valore non è soltanto scrivere più velocemente. In un repository con configurazioni iOS, Android, Firebase e dipendenze JavaScript, il primo ostacolo è spesso capire dove si trova la logica effettiva. Un assistente AI può sintetizzare le relazioni tra file e componenti, segnalare incoerenze nella documentazione e proporre una prima struttura; lo sviluppatore verifica poi ogni informazione nel codice e decide cosa mantenere.
AI: acceleratore, non pilota automatico
Usare l’AI nello sviluppo non significa accettare codice o testi senza controllo. Per un’app che usa notifiche, dati locali e componenti native servono sempre revisioni, test su dispositivi reali e attenzione a privacy, permessi e configurazioni degli store.
Nel progetto RicetteUmbre, ad esempio, le ricette preferite e la lista della spesa rimangono nel dispositivo. La WebView è configurata in modalità privata e con cookie di terze parti disabilitati. Sono scelte che vanno comprese e verificate, non soltanto generate automaticamente.
L’approccio più efficace è quindi collaborativo: l’AI aiuta a esplorare, documentare, proporre e velocizzare; chi sviluppa mantiene la responsabilità dell’architettura, della sicurezza e della qualità dell’esperienza finale.
Conclusioni
RicetteUmbre dimostra che un sito editoriale può diventare un’app mobile utile senza duplicare il proprio patrimonio di contenuti. React Native e WebView permettono di partire dal web, mentre preferiti, lista della spesa, notifiche e condivisione rendono l’esperienza più adatta allo smartphone.
L’AI ha contribuito a rendere più rapido il lavoro di analisi e documentazione del progetto. Il risultato più interessante non è l’automazione fine a sé stessa, ma una base tecnica più leggibile e quindi più semplice da evolvere.
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